pozzo in giro - delle date
pozzoromolo [l'ho messo giovedì, 19 novembre 2009 ]
Pozzo e il suo autore vanno un po' in giro, dopo il debutto napoletano con Corsicato e Gelardi.


24 nov alle 18:30
Macchina dei sogni + Bookshop e Caffetteria degli Atellani
Elisabetta Bucciarelli
presenta Pozzoromolo
Via della Moscova 28- Milano



28 nov alle 10:00
Il Pappagallo + michelangelo 1915 Editore + Liceo "Antonio Rosmini"
Matinée alla Sala del teatro comunale
Prof. Pasquale Santella
presenta Pozzoromolo
Via Municipio 80 - Palma Campania

28 nov alle 19:30
Ex Libris Libreria Guida - Palazzo Lanza
Marco Palasciano + Marco Salvia 
presentano Pozzoromolo
C.so Gran Priorato di Malta 25 - Capua (CE)


qui il link di Fahrenheit del poadcast relativo all'intervista della settimana scorsa:
http://www.radio.rai.it/radio3/view.cfm?Q_EV_ID=303236#
o anche qui
http://www.youtube.com/watch?v=i6B0OAXCf4U&videos=x6lWVlIy8wA


spero di incontrarvi. gigio
la mia tua parola
commenti commenti
Mario Gelardi per pozzoromolo
pozzoromolo [l'ho messo martedì, 10 novembre 2009 ]
Dopo l’indiscusso successo di Acqua storta, L.R. Carrino torna al romanzo con Pozzoromolo (Meridiano zero). Se in acqua storta nella vita dei due protagonisti deflagrava un ordigno che non solo sconvolgeva le loro vite ma sovvertiva anche l’ordine degli eventi narrati, nella vita di Gioia, la protagonista di Pozzoromolo, è il veleno che le distillano giorno per giorno che muta e trasforma la vita.
Un veleno quello a cui si abbevera Gioia, trasmesso sotto forma di medicinali, potenti tranquillanti che copiosamente, è costretta a prendere nel manicomio criminale in cui è rinchiusa da anni. E’ in quel mondo ristretto fatto da pareti vive, da cui spesso fuoriescono arti, Gioia scrive un diario, un diario che serve al suo medico ma anche a lei. In quelle parole scritte al PC scopriamo due universi, quello di una Gioia lucida che ricostruisce ogni attimo della sua vita e quello di una Gioia allucinata dai farmaci che non trova il senso della sua vita “A volte non riesco a capire il posto giusto delle parole, quale viene prima, quale parola viene dopo. Quando succede lascio che decidano loro dove stare.”
Gioia ricostruisce la mappa dei suoi sentimenti, degli uomini che l’hanno circondata sotto l’ala nera di una madre che forse, più di lei, meriterebbe le mura di una clinica psichiatrica.
La scrittura di Carrino è semplicemente complicata, così come la vita di Gioia, è da leggere e da rileggere è del perdersi e del ritrovarsi, “Io sono semplice, tanto semplice da sembrare una tragedia da poco.”
Le parole lottano, si accavallano, sgomitano per uscire dal cervello di chi racconta, si affannano sudate agli angoli delle stanze del manicomio, in attesa che chi legge le vada a salvare.
Lo sfondo di un’aspra campagna campana, di una terra dove ci si sporca le mani per coltivare tabacco, è l’infanzia di Gioia. Il suo presente è fatto dalle pareti bianche di un manicomio, dai letti di contenzione, pillole e siringhe, ma anche da un giardino con una quercia. Una quercia tanto grande da farle da vera madre.
Gioia lotta con se stessa, vuole riordinare quei pensieri che “sono come vespe nello stomaco, pungono, mordono”. Il racconto non è mai consolatorio, non c’è speranza in quelle vite feroci che arrivano dal suo passato.
“il mondo è una donna maltrattata e la vita è un uomo travestito” E quanto sono orribili gli uomini della vita di Gioia, orribili con quel bambino che è stata e che in parte ancora vive in lei.
Quando le medicine non le annebbiano il cervello, quando un nuovo dottore le chiede come sta o un’infermiera le sorride, Gioia chiede solo “di sopravvivere a tutto quel buio sbalorditivo che viene anche di giorno. Io non so perché sono qui, io non ne sento la ragione”.
Mario Gelardi
la mia tua parola
commenti commenti
Tanatoparty - Laura Liberale, Meridiano Zero
altri autori [l'ho messo domenica, 08 novembre 2009 ]
 
Qui si celebra un funerale. Un funerale?
 
La struttura
- Dedica iniziale
Una serie di date riconducibili al 19 aprile (è il giorno della nascita di mio padre), anni diversi. Mae West condannata al carcere per oscenità. Francis Drake affonda la flotta spagnola nel porto di Càdiz. Una serie di data, riconducibili al 23 novembre (è il giorno in cui è morto mio padre), anni diversi. Terremoto in Irpinia. Nascita di Celan.
- Invito Mina
La sorella di Lucilla Pezzi, aritista. Mina che ascoltava Lucilla dissacrare tutto, celebrare mestruo e sfruttamento proletario, orgasmo e rivoluzione culturale, mentre le sedie del pubblico scricchiolavano di disagio.
- Invito Sergio
Un amante del passato. Lucilla gli chiede un favore. Glielo farà. Sergio ha pensato di nuovo al fiume. Da quando un anno prima aveva rivisto Lucilla, passati trenta dal loro ultimo incontro, quella del fiume era un’immagine che amava riproporsi.
- Invito Clotilde
“La morte ti fa bella”. Colei che parte dall’imbalsamazione degli egizi. Anatomia di base e tanatomorfosi. La sua tecnica: “plastificazione”. La genesi della sua vocazione, sotto il letto della zia morta, al contrario. La mediatrice della rappresentazione, la mediatrice, nella nostra immagine finale, tra i vivi e i morti. Il tanotoprattore.
- Invito Leo
Un becchino, necrofilo per giunta. Il suo sangue che arabesca l’osso. E poi quel bonsai di cranio trovato assieme a quello grande: madre morta di parto e creatura, e il becchino lega con il laccio delle scarpe femore grosso e femore piccolo, prima di farglieli buttare nell’ossario, “così resteranno uniti”.
- Necrococktail
Lucilla Pezzi è morta. Negli anni ha fatto del suo corpo uno strumento della sua arte, della sua parola. Lucilla è morta, e ha preparato la sua ultima perfomance.
- Let’s celebrate
C’è un funerale da celebrare. Partecipate, siete inviati anche voi.
- Epilogo
Io sono la lezione che insegnano ai nuovi nati, il dilemma che consegnano loro, sempre irrisolto.
- Dedica finale
Se casa è anche il posto dell’ordine contro il caos.
 
Una dichiarazione di intenti
“Il libro tibetano dei morti”, Bardo Tödöl.
 
 
La nota
La Liberale è una compagna di scuderia. Questa non è una marchetta. La Liberale mi ha impressionato. Mi ha messo paura. Mi ha sedotto. Affascinato. Erotizzato. Definitivamente, sono suo. In un’epoca letteraria in cui facilmente uno scrittore può somigliare a un altro, leggere la Liberale mi ha fatto morire (è il caso di dire) di bellezza, e vitalizzato con un respiro di originalità.
Piccolo gioiellino ipertestuale questo romanzo della Liberale (per esempio, ogni pagina linka delle frasi tratte da ‘il libro dei morti’; ma non solo). Mette in croce il bon ton della scrittura, una prosa metallica che satura lo spazio del silenzio per antonomasia, quello di una morte (in questo caso la morte di un’artista), scrivendo un’ottava sopra rispetto alle corde sacrali che richiederebbe l’argomento, però l’andamento è alla Cliff Burton (questa era facile: la Liberale suona il basso in un gruppo rock).
Burton, infatti (Tim, stavolta). Candida ironia in poesia feroce, la figura del tanatoprattore Clotilde: mi ha ricordato atmosfere de “la sposa cadavere”, che non c’entra niente con la storia della Liberale. Clotilde, di mestiere, interviene sul corpo del defunto per renderlo ‘bello’, per farlo ‘mantenere’, fino al giorno del funerale. E’ davvero singolare, di questi tempi, una figura come il tanatoprattore. Non so quanto sia voluto (uhm, secondo me sì), mi ha fatto però venire in mente la ‘situazione italiana’, a quanto siamo protesi a ‘rappresentare’, ad ‘aggiustare l’aggiustabile allo sguardo’. Però anche la serie “six feet under”, per il mirabile intreccio esistenziale in e tra i personaggi ‘invitati’ a questo bel party scoppiettante.
Penso. “Ma se uno da vivo non è riuscito a comunicare quello che voleva, perché dovrebbe farlo da morto?”, questa mi viene come domanda. Faccio un’inferenza, cerco di arrampicarmi nelle pieghe della storia, e mi ritrovo afferrato alla dedica iniziale, a quel 23 novembre. Ma qui è un mio percorso di lettura, anche questo non c’entra niente con la storia (forse). Penso al cuore di Lucilla disciolto nell’acido e mi sento un morso nel petto. Penso che Lucilla ci chieda di guardare dentro lo scafandro, visto che da fuori non si fa altro che rappresentarlo, il dentro, e che si muova ‘vuota’ di significato e piena di significanti nel movimento ultimo della sua poetica. Penso che Liberale mi stia dicendo che c’è un significato preciso dell’esistenza, nella morte, e bisognerebbe evitare di farla diventare una puntata del grande fratello, anche questo, come drammatizzazione dell’emozione e nulla più. Penso che Liberale mi dica che ogni cosa trascorre ma non necessariamente passa, e non c’è bisogno di trucco parrucco e belletti per ‘restare’. Penso che Liberale mi stia mostrando la decadenza della decadenza per eccellenza. Penso che questo libro lo dobbiate leggere, subito.
Qui si celebra un funerale. E che funerale!
la mia tua parola
commenti commenti
pozzoromolo - il booktrailer
pozzoromolo [l'ho messo giovedì, 05 novembre 2009 ]

la Feltrinelli Librerie
via S. Tommaso D'Aquino, 70/76 - 80133 Napoli NA
Giovedì 5 Novembre 2009 dalle ore 18:00

Gioia è rinchiusa in un manicomio criminale, ha la mente labile di una bambina, immobilizzata in un letto aspetta i farmaci che le sottraggono i ricordi. Dopo Acqua storta, con il suo nuovo romanzo, Pozzoromolo (Meridianozero), L. R. Carrino racconta la malattia mentale e l’ambiguità sessuale.
Lo presentano Pappi Corsicato e Mario Gelardi

la mia tua parola
commenti commenti